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mercoledì 6 gennaio 2016

L'EPIFANIA, TUTTE LE FESTE PORTA VIA!

©dierbainerba.blogspot.it – Maria Caterina Ranieri – all rights reserved


Quando è l’ora, la Befana alla scopa salta in groppa,
d’impazienza già trabocca,

l’alza su la tramontana fra le nuvole galoppa,
ogni bimbo nel suo letto, fà l’esame di coscienza,
maledice il capriccetto benedice l’ubbidienza,
la mattina al primo raggio si precipita al camino
un bel dono al bimbo saggio, al cattivo un carboncino!


La notte tra il 5 e il 6 gennaio è considerata una notte magica…si dice, addirittura, che gli animali possano parlare…

Questa Festa del Sole, la cui origine si perde nella notte dei Tempi, è intesa come “manifestazione dell’Invisibile che diventa Visibile;” l’Epifania festeggia la Terra che dopo aver dato i suoi frutti ora riposa e i giovani del villaggio, per ringraziarla, la “purificavano” raccogliendo rami e sterpaglie in fascine a cui davano poi fuoco in un falò comune, l’intenzione, era quella di purificare la Terra dagli influssi negativi.


Il lemma “Epifanìa s. f. [dal lat. tardo epiphanīa, gr. ἐπιϕάνεια, in origine agg. neutro pl., «(feste) dell’apparizione» e quindi «manifestazione* (della divinità)», da ἐπιϕανής «visibile», der. di ἐπιϕαίνομαι «apparire»].” – (tratto dal sito Treccani.it).


*Manifestazione di una divinità che palesa la sua presenza attraverso un segno: una visione, un sogno, un miracolo, una guarigione ecc.) a cui si riesce a dare un significato sino ad allora celato.

"Nel cristianesimo la festività commemora il battesimo di Gesù nelle acque del fiume Giordano, l’adorazione da parte dei Magi e il primo miracolo alle nozze di Cana dove l’acqua si mutò in vino nuovo. 

Si narra che in questa notte i Re Magi giunsero a Betlemme, per conoscere il Re dell’Universo che si manifestava (Epifania) al mondo portandogli dei doni: l’ORO, per indicare la regalità di Gesù o i nostri sacrifici; l’INCENSO delle nostre preghiere; la MIRRA, usata nella preparazione dei corpi per la sepoltura,  l’espiazione dei peccati attraverso la morte o il nostro pentimento.

«Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra» (Mt. 2, 9-11). Come i pastori erano stati chiamati dall’angelo a partecipare della Gloria di Dio e della pace degli uomini, così ora i Magi, esperti astronomi, venivano guidati dalla stella per partecipare anch’essi all’evento che ha mutato storia e destini. Leggiamo da sant’Agostino:
«Da pochissimi giorni abbiamo celebrato il Natale del Signore, in questi giorni celebriamo con non minore solennità la sua manifestazione, con la quale cominciò a farsi conoscere dai pagani… Era nato colui che è la pietra angolare, la pace fra provenienti dalla circoncisione e dalla incirconcisione, perché si unissero in lui che è la nostra pace e che ha fatto dei due un popolo solo. 
Tutto questo è stato prefigurato per i Giudei nei pastori, per i pagani nei Magi… I pastori giudei sono stati condotti a lui dall’annuncio di un angelo, i Magi pagani dall’apparizione di una stella» (Sermone 201,1; PL 38 1031).

L’Epifania, dunque, celebra l’universalità della Chiesa: Emmanuele, «Dio con noi», è giunto in Terra per chiamare ognuno alla Verità e per indicare la strada per raggiungerla e salvarsi. 
I Re Magi, che appartenevano alla casta sacerdotale ereditaria della religione zoroastriana, hanno creduto nei segni celesti, «i cieli narrano la gloria di Dio» (Sal. 19, 2), li hanno saputi decifrare e con immensa gioia si sono genuflessi a Cristo Re.
Non hanno proposto alla Madonna e a San Giuseppe di educare il Bambino Divino nella loro religione, ma si sono sottomessi al Pargolo celeste; 
  • non hanno cercato un dialogo, un confronto, uno scambio di opinioni; 
  • non hanno neppure portato la loro esperienza o le loro interpretazioni, 
  • questi sapienti si sono umilmente prostrati alla Verità, all’Amore, alla Bellezza che avevano dinnanzi. 
L’Epifania perciò celebra non l’ecumenismo, bensì l’universalità della Chiesa, ovvero la chiamata dei gentili alla Fede
E il posto della stella è stato preso dal Vangelo, che invita ancora alla conversione di tutte le genti a Cristo, l’Unto di Dio.

Nel 614 la Palestina fu occupata dai Persiani guidati da Re Cosroe II e distrussero quasi tutte le chiese cristiane, risparmiando la Basilica della Natività di Betlemme perché sulla facciata vi era un mosaico raffigurante i Magi vestiti con l’abito tradizionale persiano.

Marco Polo afferma di aver visitato le tombe dei Magi nella città di Saba, a sud di Teheran, intorno al 1270: «In Persia è la città ch’è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch’andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son soppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co’ capegli: l’uno ebbe nome Beltasar, l’altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò più volte in quella cittade di quegli III re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano III re soppelliti anticamente» (Il Milione, cap. 30).

Nel 1162 l’imperatore Federico Barbarossa fece distruggere la chiesa di Sant’Eustorgio a Milano, dove erano state portate le salme dei Magi (alle quali era giunta, secondo la Tradizione, sant’Elena) e se ne impossessò. Nel 1164 l’arcicancelliere imperiale Rainaldo di Dassel, arcivescovo di Colonia, le sottrasse e passando in Lombardia, Piemonte, Borgogna, Renania, le traslò nella cattedrale della città tedesca, dove ancora oggi sono conservate. Milano cercò ripetutamente di riavere le reliquie: 
il 3 gennaio del 1904, l’Arcivescovo Ferrari fece collocare in Sant’Eustorgio alcuni frammenti ossei in un’urna di bronzo con la scritta «Sepulcrum Trium Magorum». (tratto dal sito: http://www.santiebeati.it/)

L’Epifanìa dunque, è un momento particolare in cui un elemento comune, una persona, un evento diventa "rivelatore" del vero significato della vita a chi riesce a percepirne il valore simbolico finora invisibile

da Maria Caterina Ranieri
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