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lunedì 5 settembre 2016

L'Uomo e la Donna Esseri di Luce

©dierbainerba.blogspot.it – Maria Caterina Ranieri – all rights reserved ॐ


Sappiamo oggi che l’Uomo è essenzialmente un Essere di Luce.
La Scienza moderna della Fotobiologia sta a dimostrarlo.
Per la Guarigione ha delle implicazioni eccezionali.

Sappiamo, per esempio, che la luce può cominciare o arrestare
delle reazioni a catena nelle cellule.
Danni genetici cellulari possono, infatti,
essere riparati in poche ore con un debole raggio di luce.
Siamo vicinissimi a capire completamente
la complessa relazione tra la luce e la Vita
e possiamo già dire ora che la funzione di tutto il nostro metabolismo
è dipendente dalla Luce

Così il Dr. Fritz Albert Popp (nato nel 1938 in Francoforte), Biofisico, presentava la relazione tra la Luce e L’Essere vivente… siamo immersi in una “sorgente di guarigione” e moriamo di sete rinchiudendoci nelle scatole dei nostri uffici o delle nostre case…riflettiamo su ciò miei cari internauti uno splendido articolo sul sito: http://www.mednat.org/new_scienza/biofisica_popp.htm descrive molto bene tutti i meccanismi
BIOFISICA di Fritz Albert POPP
 

Evidenze sperimentali dei legami esistenti tra l’emissione ultradebole di fotoni e lo stato funzionale dei sistemi viventi  - Dalla rivista "Anthropos & Iatria" - anno 1 - n° 4 - 1997 - De Ferrari editore
GRASSO F., TRIGLIA A., MUSUMECI F., SCORDINO A.*, PAGANO M.** - Istituto di Fisica, Facoltà di Ingegneria, Università di Catania, Italia
*Fisici **Medico
Lavoro presentato al 3° Colloquio Europeo di Etnofarmacologia ed alla I° Conferenza Internazionale di Antropologia a  Genova, Italia, il 29 maggio 2 giugno 1996.
Autore:  Dott. Pagano Mario  (Medico)  - C.so Italia 3b - 95024 Acireale - Catania - Italia - Tel. e Fax ++39 / 095-894873
RIASSUNTO
L'emissione ultradebole dei fotoni, sia spontanea che fotoindotta, da parte della materia biologica costituisce un fenomeno la cui esistenza, misconosciuta fino ad alcuni anni fa, è adesso generalmente accettata.
Tuttavia le evidenze sperimentali accumulate fino ad oggi non permettono di avere una compressione completa dell'origine e del ruolo che questo fenomeno gioca all'interno degli organismi viventi. In questo quadro sono state proposte 2 possibili interpretazioni: la prima dovuta principalmente F.A. Popp ipotizza che l'emissione di fotoni ultradeboli sia dovuta a un campo elettromagnetico coerente che gioca un ruolo importante nella promozione e nel controllo dei processi che esistono all'interno di un organismo vivente mentre la seconda attribuisce i fenomeno al decadimento spontaneo di alcuni dei numerosi livelli atomici eccitati connessi specialmente alla presenza dei radicali liberi.
In questo articolo sono descritti i risultati di un insieme di lavori sperimentali su diversi sistemi biologici che mostrano che vi è una stretta connessione fra lo stato di un sistema biologico e i parametri della luminescenza ultradebole. Nel caso dell'emissione fotonica ultradebole foto indotta descritta anche in letteratura col nome di luminescenza ritardata (DL) alcune di queste relazioni sono espresse in una forma analitica che connette un parametro biologico con un parametro della luminescenza ritardata suggerendo quindi la possibilità di utilizzare la luminescenza ritardata come tecnica di analisi in un vasto campo di discipline diverse che vanno dall'agricoltura al controllo dell'inquinamento, dalla diagnostica medica al controllo di qualità del cibo.
INTRODUZIONE
La luminescenza ultradebole emessa sia spontaneamente che dopo eccitazione con sorgenti luminose da un sistema biologico è un fenomeno che nell'ultimo decennio è stato oggetto di interesse da parte di molti ricercatori [1-20 ] .
Partendo da queste prime osservazioni sono state promosse due interpretazioni:
la prima [1 - 2 ] , dà un'interpretazione biochimica del fenomeno considerando la luminescenza come un segno visibile di alcune imperfezioni secondarie presenti all'interno dei meccanismo dei sistemi viventi;
la seconda proposta essenzialmente da F.A. Popp [ 3 - 5 ] , sostiene che questo fenomeno è la dimostrazione misurabile dell'esistenza di un campo elettromagnetico coerente che gioca un ruolo nella promozione e nel controllo dei processi degli organismi viventi.
Fino adesso non è stato possibile discriminare queste 2 ipotesi poiché i sistemi viventi non sono così riproducibili da poter dare chiare e sicure indicazioni e permettere interpretazioni certe dei risultati; inoltre i segnali sono così bassi da rendere impossibile un controllo diretto di alcune delle caratteristiche dell’emissione e alcuni tipi di controllo indiretto non sono in grado di dare una risposta non ambigua.
Tuttavia, a nostro parere, lo studio delle relazioni fenomenologiche fra i parametri che caratterizzano l’emissione ultradebole e quelli che caratterizzano gli stati differenti in cui i sistemi biologici si possono trovare sia in natura o come risultato di stress provocati artificialmente potrebbe permetterci di isolare il ruolo che questo fenomeno ha nel comportamento dei sistemi biologici e di individuare le sue correlazioni con lo stato funzionale del sistema.
Con questo scopo negli ultimi anni il nostro gruppo ha condotto una ricerca sistematica sulla emissione di fotoni ultradeboli sia spontanea che foto indotta di alcuni sistemi biologici semplici [ 16-20 ] .
In questo articolo sono riassunti i risultati più importanti ottenuti.  

MATERIALE e METODI
A) Apparato Sperimentale.
L'apparato sperimentale progettato per misurare i fotoni omessi dai sistemi biologici consiste in generale in una camera d'acciaio annerito dove i campioni che debbono essere analizzati possono essere mantenuti da una temperatura costante che va tra -15°C e 80°C±0.1°C.
Il campione è posto all'interno di una capsula di Pyrex o di plastica chiusa mediante un coperchio trasparente alla luce UV fino 190 nm.
Il coperchio impedisce l'evaporazione dei liquidi eventualmente contenuti nel campione e, per evitare condensazioni, esso è riscaldato ad una temperatura da 1-2 °C più alta di quella del campione.
Un otturatore in grado di intercettare la luce è piazzato immediatamente al di sopra della finestra per misurare l'emissione di fondo della camera, la radiazione emessa dal campione è rilevata mediante un fotomoltiplicatore a basso rumore che lavora secondo il sistema di conteggio di singolo fotone e che ha una sensibilità spettrale che va da 200 a 850 nm.
Per diminuire la corrente di fondo il fotomoltiplicatore è raffreddato sino a - 30°C.
A causa del basso livello del segnale un'analisi spettrale dei fotoni emessi può essere effettuata soltanto usando dei filtri a larga banda che corrispondono a intervalli spettrali piuttosto estesi dell'ordine di decine di nm.
In queste condizioni è possibile misurare la distribuzione spettrale della radiazione emessa nel intervallo che va dal 200 a 700 nm.
A causa della bassa intensità del segnale sarebbe necessario aumentare al massimo l'angolo solido di misura, tuttavia poiché bisogna porre tra il campione e il rilevatore, gli otturatori, i filtri ottici ed è necessario isolare il fotomoltiplicatore dall' ambiente, in un apparato sperimentale standard l'angolo solido di misura è sempre non superiore a .1 Sr.
Se si desidera misurare l'emissione fotonica ultradebole foto indotta (DL) possono essere utilizzati vari tipi di sorgenti luminose che vanno dai Led alta intensità alle lampade alogene. In tutte queste sorgenti è necessario assicurarsi che la potenza di emissione sia stabile nel tempo e che l'area coperta dalla luce sia illuminata da un'intensità uniforme.
Una misura di DL consiste nell’illuminare un campione biologico e nel contare il numero dei fotoni che vengono riemersi dal campione dopo che la sorgente luminosa è stata spenta.
Durante l'illuminazione si chiude un otturatore in modo da impedire che il fotomoltiplicatore venga accecato e dopo la luce è stata spenta l’otturatore viene riaperto. A causa del tempo perduto in questa operazione il conteggio dei fotoni parte alcuni decine di millisecondi dopo che la sorgente è stata spenta.
In tutti i tipi di misura il segnale è trasmesso ad una scheda di acquisizione dati munita di 4096 canali distinti. In ogni canale viene accumulato il numero di conteggi misurato in un dato intervallo di tempo. Tale intervallo di tempo può variare da un microsecondo a mille secondi ed è scelto in maniera da ridurre l'errore di conteggio statistico o da misurare la dinamica di decadimento nel modo migliore.
Per ridurre l'influenza dell'ambiente e per evitare la luminescenza residua da parte del materiale che compone la camera o la capsula, ogni campione viene tenuto in una camera oscura qualche tempo prima di far partire la misura ma, poiché spesso non è possibile trascurare in ogni caso l'emissione di fondo, si misura, nelle stesse condizioni sperimentali e per ogni insieme di misura, la DL proveniente dal contenitore del campione riempito soltanto dal mezzo di cultura (se presente) in modo da ottenere il corretto valore di fondo che deve essere sottratto dalle misure prese dal campione.
B) Preparazione dei campioni
Nella misura dell'emissione spontanea è molto difficile rilevare i segnali che vengono da sistemi biologici che si trovano in condizioni stabili per questo motivo in un caso sono stati utilizzati semi di Soya verde (Soya Glycine max. L.) durante la loro germinazione in un altro caso sono stati usati campioni costituiti da tessuti umani che provenienti da rimozioni chirurgiche.
Per quel che riguarda i semi di soia il campione è stato preparato ponendo 15 semi su 3 dischi di carta da filtro imbevuti con 4 centimetri cubici di acqua pura in una capsula di plastica avente un diametro di 50 ml, i semi, la carta e la capsula sono stati mantenuti in una stanza oscura 12 ore prima della partenza dell'esperimento per evitare la luminescenza residua da parte dei materiali, l'intensità misurata con la capsula vuota ( tipicamente una decina di conteggi al secondo) è stata assunta come fondo e sottratta durante la misura.
Le misure dell’emissione fotonica ultradebole partivano nel momento in cui i semi venivano posti nella capsula contenente i dischi di carta già imbibiti con acqua.
Nel caso dei tessuti umani, per poter ridurre gli effetti di mascheramento dovuti alla manipolazione dei campioni, è stata studiata una procedura standard per la preparazione e il trattamento dei campioni stessi. I campioni appena presi dal corpo del paziente venivano posti all'interno di un contenitore oscuro mantenuto a 37C° ed immersi in una soluzione di Ringer per permettere il mantenimento dei processi metabolici. In seguito i campioni venivano posti all'interno della camera di misura appena possibile e cioè dopo un intervallo di tempo variabile da 30 a 100 minuti. Le dimensioni e il peso dei campioni (dell’ordine del grammo) venivano valutati dopo la misura dell'emissione fotonica .
Nelle misure di emissione foto indotta, a causa del livello più alto del segnale è possibile misurare il sistema anche quando si trova in un stadio stabile.
In questo caso sono stati usati ancora i semi di soia ma allo stato dormiente e l’alga marina gigante monocellulare Acetabularia Acetabulum. In quest’ultimo caso le cellule sono state utilizzate nello stato vegetativo di crescita che precede la formazione del cappellino, e sono state coltivate in acqua di mare artificiale a 20C° con un ciclo luce - buio di 12 ore.
La lunghezza delle alghe utilizzate variava da 1,5 a 4 cm.
Prima delle misure le singole cellule erano poste all'interno di una piastra di Petri del diametro di 6 cm con 12 ml di millilitri di mezzo fresco ed erano normalmente lasciate per circa 12 ore in questa condizione; dopo questo periodo i campioni venivano posti all'interno della camera di misura oscura a 20C° al buio totale e rimanevano 30 minuti prima di far partite le misure.
Per tutti i campioni utilizzati per le misure di DL è stato imposto un tempo di ritardo non inferiore a 30 minuti fra 2 successive illuminazioni dello stesso campione in modo da garantire che il campione potesse ritornare allo stato imperturbato.  

RISULTATI SPERIMENTALI E DISCUSSIONE
A) L'emissione spontanea.
Per quanto riguarda l'emissione spontanea dei semi di soia durante la germinazione è stata misurata l'intensità totale della luce emessa a 25 °C in funzione del tempo, calcolato a partire da quando i semi sono stati posti in acqua, sia per semi vivi che per semi devitalizzati.
Inoltre, per controllare se i differenti valori di intensità sono connessi alla idratazione dei semi e al corrispondente aumento di massa la dipendenza temporale del peso dei semi è stata determinata nelle stesse condizioni.

 
A partire dalle dipendenze temporali mostrate in figura si possono osservare i seguenti aspetti importanti:
a) All'inizio del processo di idratazione il cambio in peso è molto simile sia per i semi vivi che per i semi devitalizzati mentre a tempi maggiori di 5 ore la differenza diviene significativa a causa della crescita della plantula nei semi vivi.
b) Il comportamento dell'emissione fotonica ultradebole dei semi vivi e dei semi devitalizzati è molto differente. I semi vivi partono da una emissione molto bassa (dell'ordine di 15 fotoni al secondo per grammo), raggiungono un' intensità massima 30 volte più grande dopo 4 ore (dell'ordine di 350 fotoni al secondo per grammo) e scendono a un valore circa costante di 100 fotoni al secondo per grammo durante la fase di crescita omeostatica. I semi devitalizzati invece, partono da una emissione immediata a tempo zero più elevata (60 fotoni al secondo per grammo) che aumenta soltanto di un fattore 2 al massimo raggiungendo (150 fotoni al secondo per grammo) e ritorna quindi al valore di partenza.
È notevole che la fase di crescita (nel corso della quale i due andamenti appaiono maggiormente differenziati) dell’emissione ultradebole corrisponde alla fase di idratazione del seme nelle quale la differenza in massa tra semi vivi e devitalizzati è quasi impercettibile. Questo fa pensare che l’idratazione non sia l’origine dell’emissione ultradebole.
Per osservare più approfonditamente il processo, sono stati determinati gli spettri in energia dei fotoni emessi e si è visto lo che spettro dei fotoni ha due contributi rilevanti nell’ultravioletto e nel rosso ed è circa nullo nel visibile. Le differenti componenti spettrali mostrano differenti dipendenze temporali che cambiano con lo stato fisiologico dei semi.[...]

 
 
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Tratto da : http://www.neurolinguistic.com/proxima/anthropos/it-26.htm

Altre Referenze da
http://www.lifescientists.de/ib0201e5.htm
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Bibliography of Publications by – Fritz.
Albert Popp, Ph.D.
This is a list of publications by Fritz-Albert Popp, Ph.D., a biophysicist at the Technology Center in Kaiserslautern (Germany) and an expert on biophoton research, who will lecture May 6, 1998, at the Center for Frontier Sciences
on " A New Approach to the Driving Force of Life: Biophoton Research ".
 
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Biography of Fritz-Albert Popp
Fritz-Albert Popp was born in 1938 in Frankfurt, West Germany. He received the Diploma in Experimental Physics in 1966 at the University of Würzburg, (where Röntgen discovered X-rays), received the Röntgen-Prize of the University of Würzburg, and received his Ph.D. in Theoretical Physics in 1969 at University of Mainz. He delivered his Habilitation in Biophysics and Medicine in 1973 at University of Marburg, received nomination as Professor by the Senate of the University of Marburg, and served as Lecturer at University of Marburg from 1973 to 1980. He then served as head of a research group in the pharmaceutical industry in Worms from 1981 to 1983, and head of a research group in the Institute of Cell Biology at University of Kaiserslautern from 1983 to 1986. Presently, he is head of a research group at the Technology Center in Kaiserslautern, and is also owner of a company "Biophotonics."
He has received several nominations as Research Fellow, Visiting Professor, or Honorary Professor at universities in Germany, USA, India, and China. He is an Invited Member of the New York Academy of Sciences, member of the International Consciousness Research Laboratory (ICRL) at Princeton University, President of the Worms Academy of Reformative Medicine, Honorary President of the Center of Documentation of Natural Healing (ZDN), Vice President of the International Institute of Biophysics in Neuss (Germany), and member of the Executive Board of the Center for Frontier Sciences at Temple University.
He has supervised approximately 30 diploma works and dissertations in physics, biology and medicine, and written approximately 150 publications on basic questions of theoretical physics, biology, complementary medicine and biophotons. “

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